Cassazione: indebita compensazione, in giudizio non è necessario produrre gli F24 ai fini probatori
Con sentenza n. 30773/2025, la Corte di Cassazione ha ribadito il consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui il reato di indebita compensazione (articolo, 10-quater del Dlgs n. 74/2000) non richiede, ai fini probatori, la produzione in giudizio dei modelli F24 concretamente utilizzati per l’operazione illecita, potendo la prova essere fornita in qualunque altro modo, in ossequio al principio generale di libertà della prova e del libero convincimento del giudice.
La vicenda trae origine da una sentenza di condanna del legale rappresentante di una società, pronunciata dal Tribunale di Trani il 12 dicembre 2022 e confermata dalla Corte d’appello di Bari con sentenza del 15 ottobre 2024, per il reato di indebita compensazione.
L’accusa muoveva dall’accertamento di operazioni di compensazione indebita realizzate mediante l’utilizzo di crediti inesistenti o non spettanti. Durante le operazioni di controllo, gli accertatori non avevano ritenuto necessario acquisire in formato cartaceo o digitale i modelli F24, avendone disponibilità nella banca dati dell’Amministrazione finanziaria.
Il ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento al ritenuto raggiungimento della prova della fondatezza dell’ipotesi accusatoria.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo come la difesa non avesse mai inteso contrastare il merito delle conclusioni raggiunte dai giudici di primo e secondo grado in ordine alle indebite compensazioni, conclusioni che avevano convalidato l’ipotesi accusatoria sulla scorta degli esiti dell’attività di verifica fiscale e del contenuto del Libro unico del lavoro.






