Nuovo decreto lavoro: agevolazioni contributive solo se si applicano ccnl rappresentativi di settore

Il Decreto Primo Maggio 2026 (D.L. 30 aprile 2026, n. 62) è legge.

Approvato dal Consiglio dei ministri il 28 aprile 2026 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile 2026, è entrato in vigore il 1° maggio 2026.

Il provvedimento interviene su cinque aree strategiche: incentivi all’occupazione, salario giusto, contrasto al caporalato digitale, welfare aziendale e previdenza complementare.

Veniamo nel dettaglio le disposizioni del decreto in oggetto con particolare riferimento alla condizione che subordina l’accesso a tutti gli incentivi occupazionali al rispetto del “salario giusto”: l’azienda deve applicare il trattamento economico previsto da un CCNL firmato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative (i cosiddetti “contratti leader”). Chi applica un contratto collettivo “pirata” — con retribuzioni inferiori alla media del settore — perde il diritto a qualsiasi agevolazione contributiva, indipendentemente dalla categoria assunta.

Incentivi all’occupazione

Fra gli incentivi all’occupazione, il decreto lavoro prevede

• il bonus assunzione donne 2026, ovvero un esonero contributivo del 100% per 24 mesi per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate, con un incremento a 800 euro per le assunzioni effettuate nelle regioni della zona economica speciale (ZES) unica per il Mezzogiorno;

il bonus assunzione giovani 2026, con un esonero del 100% dei contributi previdenziali per 24 mesi per le nuove assunzioni di personale non dirigenziale di età inferiore ai 35 anni;

• il bonus stabilizzazione giovani 2026, con l’esonero del 100% dei contributi fino a 500 euro per 24 mesi anche per le stabilizzazioni di contratti a termine, stipulati tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026 e della durata massima di 12 mesi, effettuate tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026, per personale di età inferiore ai 35 anni mai occupato stabilmente in precedenza.

Attenzione: questa ultima misura (bonus stabilizzazione) è stata approvata dal Governo ma non è ancora operativa. La sua applicazione è subordinata all’autorizzazione della Commissione Europea ai sensi dell’art. 108 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), in materia di aiuti di Stato. Fino al via libera di Bruxelles, il beneficio non può essere applicato.

• il bonus assunzioni ZES 2026, per i datori di lavoro che occupano fino a un massimo di 10 dipendenti nella ZES unica per il Mezzogiorno, consistente in un esonero contributivo totale per l’assunzione di soggetti over 35 disoccupati da almeno 24 mesi.

Salario giusto: con il Decreto Primo Maggio addio ai contratti “pirata”La novità più rilevante dal punto di vista sistematico è appunto come preannunciato l’introduzione del concetto di “salario giusto” come condizione necessaria per accedere a tutti gli incentivi occupazionali previsti dal decreto e dalla Legge di Bilancio 2026. Non si tratta dell’introduzione di un salario minimo legale ma di un meccanismo più sottile: le aziende devono applicare il trattamento economico complessivo previsto dai CCNL sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative (i cosiddetti “contratti leader”).

In parole semplici: se la tua azienda applica un contratto collettivo “pirata” — cioè un accordo firmato da sigle sindacali di scarsa rappresentatività, spesso con retribuzioni inferiori ai contratti leader dello stesso settore — perdi il diritto a qualsiasi incentivo contributivo. Il sistema di verifica avviene direttamente in sede di domanda INPS, tramite incrocio tra il CCNL dichiarato dall’azienda e l’archivio delle sigle firmatarie.

Adeguamento automatico per i CCNL scaduti

Il decreto introduce anche una clausola di adeguamento automatico delle retribuzioni per i contratti collettivi non rinnovati nei tempi previsti:

Se un CCNL scade e non viene rinnovato entro 12 mesi, le retribuzioni si adeguano automaticamente del 30% dell’IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato, che misura l’inflazione).

Questa misura è fondamentale per i datori di lavoro che applicano contratti con rinnovi in ritardo: è necessario calcolare con precisione il costo del lavoro effettivo nei prossimi mesi.

Contrasto al caporalato digitale e tutele per i rider

Il decreto recepisce la Direttiva UE 2024/2831 sul lavoro mediante piattaforme digitali e introduce misure concrete contro il caporalato digitale, fenomeno sempre più diffuso nel settore del food delivery e della logistica.

La misura cardine è la presunzione di subordinazione: il rapporto tra la piattaforma e il lavoratore si presume di lavoro subordinato, salvo prova contraria della piattaforma stessa. Sul piano operativo, le piattaforme devono garantire l’accesso dei lavoratori tramite SPID o CIE (un solo account per codice fiscale, per eliminare la pratica del “noleggio” illecito degli account) e rendere trasparenti gli algoritmi che determinano l’assegnazione dei lavori e il calcolo dei compensi. I lavoratori hanno inoltre il diritto di richiedere l’intervento di un operatore umano di fronte a decisioni automatizzate che incidono significativamente sulla loro attività.

Welfare aziendale: lo sgravio per chi investe nella famiglia

Il decreto introduce un incentivo contributivo inedito per le aziende che promuovono l’equilibrio tra lavoro e vita privata. Le imprese che ottengono la certificazione UNI/PdR 192:2026 per il welfare aziendale legato al sostegno alla natalità possono beneficiare di uno sgravio contributivo fino all’1% del monte retributivo, con un massimale di 50.000 euro annui per impresa.La certificazione riguarda politiche aziendali documentate su: congedi parentali aggiuntivi, flessibilità oraria e smart working, asili nido aziendali o rimborsi per servizi di cura, e supporto a lavoratori caregivers. La misura è cumulabile con la detassazione dei premi di produttività. La sua piena operatività è però subordinata all’emanazione di un decreto attuativo del Ministero del

Lavoro, atteso entro 60 giorni dalla pubblicazione in GU.

TFR e Fondo Tesoreria INPS

I datori di lavoro che, dal 1° gennaio 2026, sono diventati obbligati al versamento del TFR al Fondo di Tesoreria INPS (per effetto della Legge di Bilancio 2026) possono versare i contributi relativi al periodo gennaio–giugno 2026 entro il 16 luglio 2026 senza alcuna sanzione.

Quando entrano in vigore le misure?

Il D.L. 62/2026 è entrato in vigore il 1° maggio 2026. Le misure di decontribuzione (Bonus Under 35, Bonus Donne, ZES 2.0) si applicano con effetto retroattivo al 1° gennaio 2026 per le assunzioni già effettuate che rispettano i nuovi requisiti. La misura sul welfare aziendale è invece sospesa all’emanazione di un decreto attuativo.

Nota bene: Il decreto-legge è in attesa di conversione parlamentare. Alcune misure necessitano ancora di decreti attuativi.