Responsabilità penale del lavoratore: una sentenza sugli obblighi di sicurezza condivisi

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15323 del 28 aprile 2026, ha riconosciuto la responsabilità colposa di un lavoratore, identificando nella sua violazione delle norme prevenzionistiche la causa di un infortunio mortale.

L’incidente mortale era avvenuto durante operazioni di movimentazione di centine metalliche, eseguita tramite escavatore. Il lavoratore imputato aveva omesso di verificare il corretto aggancio della pinza sul carico, che si era successivamente distaccato, andando a colpire violentemente un collega che si trovava sul luogo.

L’imputato era stato condannato dalla Corte d’Appello di Perugia per omicidio colposo, aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche (art. 589, comma 2, c.p.). La difesa del lavoratore imputato ha quindi fatto ricorso, adducendo che: non ricoprisse una posizione di garanzia e di conseguenza non fosse condannabile; il nesso causale non sussistesse; non fosse applicabile l’aggravante.

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando un principio di estrema rilevanza giuridica: l’esistenza formale di una posizione di garanzia non è necessaria a formulare una condanna, se è riconosciuto l’aggravante della violazione antinfortunistica.