Messaggi WhatsApp tra colleghi: illegittima la sanzione disciplinare
La Corte di Appello di Ancona con sentenza 101 del 19 febbraio 2026 ha affermato che una chat WhatsApp chiusa tra colleghi costituisce una forma di corrispondenza privata, rientrante nella tutela della libertà e segretezza delle comunicazioni prevista dall’art. 15 della Costituzione.
Di conseguenza, i messaggi vocali scambiati in tale contesto non possono essere utilizzati dal datore di lavoro quale fondamento di una sanzione disciplinare, anche se il contenuto della comunicazione è stato divulgato da uno dei partecipanti alla chat.
Una lavoratrice impiegata come addetta al reparto presso un punto vendita della grande distribuzione aveva inviato alcuni messaggi vocali in una chat WhatsApp privata composta da colleghi di reparto.
I messaggi contenevano critiche sull’organizzazione dei turni e commenti sulla qualità del prodotto venduto.
I messaggi, successivamente trasmessi alla direzione aziendale da una partecipante alla chat, avevano determinato l’avvio di un procedimento disciplinare conclusosi con una sospensione dal lavoro e dalla retribuzione per cinque giorni.
La Corte di Appello di Ancona ha accolto il ricorso della lavoratrice ritenendo che il contenuto dei
messaggi vocali non poteva essere utilizzato come base di una sanzione disciplinare, difettando il presupposto della legittima acquisizione della prova






