Operare nel cassetto fiscale altrui senza titolo è reato
Con la sentenza 33866 del 15 ottobre 2025 la Corte di Cassazione, ha confermato la condanna penale per esercizio abusivo della professione e accesso abusivo a sistema informatico nei confronti di un consulente che aveva attivato un cassetto fiscale a nome di una cliente mediante una delega falsificata, operando come commercialista ma senza abilitazione.
L’imputato aveva instaurato un rapporto professionale con una titolare d’impresa, presentandosi come dottore commercialista. Per anni aveva gestito la contabilità, predisposto e trasmesso le dichiarazioni fiscali, e curato gli adempimenti previdenziali e assicurativi dei dipendenti.
Nel corso di una verifica dell’Agenzia delle Entrate, la cliente aveva scoperto che le dichiarazioni fiscali presentate differivano dalle copie ricevute e che era stato attivato un “cassetto fiscale” a suo nome mediante una delega falsificata.
Inoltre, l’imputato aveva presentato dichiarazioni integrative senza autorizzazione, rendendosi poi irreperibile e trattenendo la documentazione contabile.
La Corte ha chiarito che integra il reato di esercizio abusivo di una professione il compimento, senza titolo, di atti che, pur non riservati in via esclusiva, sono svolti con continuità e organizzazione tali da creare l’apparenza di un’attività professionale regolare.






