IA sullo stress da lavoro: attenzione alla privacy
Il Garante privacy, con il comunicato del 28 giugno 2026, ha richiamato una start-up italiana che ha sviluppato un plug-in per piattaforme di messaggistica aziendale in grado di rilevare, mediante intelligenza artificiale e analisi semantica delle chat, il livello di stress psicologico dei lavoratori che scelgono volontariamente di utilizzarlo per ricevere suggerimenti personalizzati.
In particolare, il Garante privacy ha accertato che la start up trattava i dati degli utenti del servizio in qualità di titolare del trattamento, mentre il datore di lavoro che acquista il servizio offerto dalla stessa società non può accedere né ai contenuti delle comunicazioni analizzate né ai risultati individuali elaborati dal sistema.
Tenuto conto che i dati trattati hanno una particolare delicatezza e che gli stessi possono essere elaborati tramite report aggregati relativi al livello di stress dei dipendenti, il Garante ha invitato la società ad adottare, sin dalla progettazione del servizio, misure adeguate a prevenire ogni rischio di accesso, anche indiretto, a informazioni relative alla sfera emotiva dei lavoratori.
Si tratta di informazioni che il datore di lavoro non può legittimamente acquisire o trattare, in base alla normativa privacy, allo Statuto dei lavoratori e al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, che vieta l’uso di sistemi di IA destinati a dedurre o analizzare le emozioni delle persone nei contesti lavorativi.
Il Garante ha infine richiamato i rischi legati all’impiego di tecnologie basate su modelli linguistici e analisi semantica, che possono produrre risultati non sempre trasparenti, spiegabili o verificabili, con possibili effetti discriminatori o lesivi dei diritti dei lavoratori.






