Prova nuova con l’IA: la Cassazione chiede metodo e affidabilità
Il ricorso all’intelligenza artificiale può assumere rilievo nel processo penale, ma il solo richiamo atecnologie avanzate non basta per qualificare una consulenza come prova nuova.
Così la Corte di cassazione, con la sentenza 29015 del 30 luglio 2026. La vicenda riguardava l’erogazione di fondi pubblici da parte della Regione Lombardia mediante unmeccanismo di illecita sovrafatturazione.
L’imputato, assolto in primo grado, era stato poi condannato dalla Corte di appello di Milano per falso ideologico e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. La responsabilità era stata collegata anche alla qualità di socio occulto di una società coinvolta nell’operazione.La Cassazione ha ritenuto generiche le indicazioni contenute nel ricorso. La difesa aveva richiamato tecniche che “sfruttano l’intelligenza artificiale”, senza descrivere in modo concreto le metodologie utilizzate e la relativa affidabilità scientifica.
Il richiamo all’intelligenza artificiale è stato ritenuto generico, perché non accompagnato da indicazioni specifiche sul metodo, sull’affidabilità scientifica, sul carattere innovativo e sui dati oggettivi nuovi acquisiti.






