Buste paga e CU: quando sono sufficienti a provare i crediti di lavoro?

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 27551 del 22 ottobre 2026 chiarisce che i prospetti paga possono costituire piena prova del credito del lavoratore se muniti della firma, della sigla o del timbro del datore di lavoro, ferma restando la possibilità di contestarne le risultanze.

Un lavoratore chiedeva l’ammissione in via privilegiata allo stato passivo della liquidazione coatta amministrativa di una società cooperativa per crediti di lavoro pari a 49.287,31 euro, di cui 18.664 euro per TFR. Il Tribunale aveva respinto l’opposizione, ritenendo non provati il rapporto di lavoro e i crediti sulla base delle buste paga e della certificazione unica prodotte.

La Corte ha chiarito che le buste paga munite della firma, della sigla o del timbro del datore di lavoro hanno piena efficacia probatoria del credito, salva la possibilità di contestarne le risultanze.

Nel caso concreto, i prospetti paga erano privi di tali elementi e la certificazione unica risultava non sottoscritta e incompleta. La valutazione del Tribunale non costituisce travisamento della prova. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando la decisione impugnata.